Articolo di Ilaria Pisciottani

Ce lo chiede Geraldina Colotti con il suo nuovo libro corale “L’ombra lunga”
Si può ancora parlare di fascismo nel XXI secolo?
La domanda sembra provocatoria, quasi fuori tempo.
E invece è esattamente da lì che parte L’ombra lunga. Le maschere del fascismo nel terzo millennio, il libro curato da Geraldina Colotti appena pubblicato da Edizioni dei Merangoli.
Trentasei voci tra intellettuali, scrittori e attivisti dall’Europa e dall’America Latina provano a rispondere alla seconda domanda, quella più scomoda: e se non fosse morto, che forma ha preso oggi?
La tesi di fondo del volume è netta e sposta subito il discorso: il fascismo non sarebbe solo un regime storico, con data di inizio e di fine, ma una possibilità ricorrente.
La risposta reazionaria che il sistema mette in campo ogni volta che entra in crisi.
E allora il punto non è più contare quanti simboli, saluti o partiti nostalgici sono tornati in piazza. Il punto è capire come si producono oggi consenso, paura, polarizzazione ed esclusione.
Ed è qui che il libro diventa davvero attuale per noi.
E se la nuova camicia nera fosse un algoritmo?
Uno dei nuclei più forti de L’ombra lunga è proprio il rapporto tra autoritarismo e tecnologia.
La vecchia propaganda non è scomparsa, ci dice il volume, ha solo trovato strumenti più efficaci.
Gli autori la chiamano in molti modi: fascismo digitale, dittatura algoritmica, manipolazione dell’informazione, guerra cognitiva.
Ma il meccanismo è lo stesso: il conflitto politico non si combatte più solo in parlamento o in piazza. Si combatte nell’ecosistema informativo, nella costruzione invisibile delle nostre percezioni, nella selezione dei contenuti che ci fanno vedere, nelle paure che ci vengono orientate giorno dopo giorno.
Quanto siamo liberi di pensare, se il pensiero ci viene già impaginato?
Dove guardiamo quando parliamo di neofascismo?
Il libro è diviso in tre sezioni: “Umanesimo o nazifascismo”, “Il neofascismo oggi” e “Il Venezuela di fronte all’aggressione neofascista”.
È un intreccio voluto tra memoria storica, analisi politica e geopolitica.
E non è casuale che un intero capitolo sia dedicato al Venezuela, letto come uno dei terreni principali dello scontro globale tra forze reazionarie e processi di trasformazione politica.
Il valore dell’operazione non sta solo nelle singole tesi, ma nell’intenzione dichiarata: costruire una “cassetta degli attrezzi interpretativa”.
Dare al lettore strumenti per riconoscere i nuovi dispositivi del potere transnazionale, dove memoria, comunicazione, tecnologia, guerra ed economia si tengono tutte insieme.
Per questo L’ombra lunga non vuole essere una monografia accademica.
È più vicino a un pamphlet politico, a un saggio collettivo di intervento che rivendica apertamente una posizione e chiama alla mobilitazione culturale e politica, alla costruzione di un fronte internazionale.
Chi è Geraldina Colotti

Geraldina Colotti è giornalista, scrittrice, saggista e traduttrice, nata a Ventimiglia, vive tra Roma e Caracas.
Una biografia che attraversa la storia politica italiana: è stata militante delle Brigate Rosse e per questo ha scontato una condanna a 25 anni di carcere.
Oggi è una delle voci più attive nel dialogo tra Europa e America Latina.
Il libro è stato presentato il 10 ottobre alle 17:00 presso la sede del Comitato Provinciale ANPI di Parma, ma il suo discorso va oltre la presentazione.
E allora chiudo con il punto di domanda che mi lascia questo libro, e che lascio a te che leggi:
Se il fascismo non ha più bisogno di marciare a passo d’oca perché gli basta farci marciare tutti, divisi, distratti e impauriti dentro un feed, siamo ancora attrezzati per riconoscerlo?

[Geraldina Colotti: Tra Roma e Caracas, a inseguire l’ombra]
