Articolo di Ilaria Pisciottani

La prepotenza ha una scadenza. L’eternità no.

Da anni vediamo la stessa scena,
chi può di più, attacca chi può di meno. Chi ha un microfono, un titolo, un seguito, che sceglie di umiliare.

Potenti contro deboli, famosi contro sconosciuti, sconosciuti contro famosi, sconosciuti contro sconosciuti.

E noi abbiamo applaudito ogni volta facendo alzare gli indici di ascolto.
I media più aggressivi e più stolti ci hanno convinti che chi urla ha ragione, che umiliare è divertente, che giudicare è intelligenza.
Così ci siamo ammalati. Non capiamo più quello che guardiamo.

Guardiamo un’atleta e la giudichiamo come fosse una modella.
Un corpo che ha scelto la fatica, la disciplina, gli anni di allenamento prima dell’alba, e noi gli chiediamo di essere bello secondo i nostri gusti.
Lo facciamo con tutti i nostri atleti.
Una valanga di commenti cattivi che non c’entrano mai niente. Sul peso, sul volto, sui muscoli, sulle lacrime dopo una sconfitta.
Quei commenti non parlano di loro.
Parlano di noi.
Di quanto siamo diventati aggressivi perché non capiamo più niente.

Sarebbe così bello, invece, un po’ di silenzio.

Un po’ di riflessione intima.

Perché viviamo tutti come se fossimo immortali?
Come se non dovessimo mai rendere conto di nulla?
Nessuno prepara più la valigia per il Cielo.
Non abbiamo più timore. Non parlo di paura, parlo di quel timore sacro, profondo, di cui parla anche Ulisse, che ti ricorda che tutto questo finisce, che un giorno chiuderemo gli occhi e ci verrà chiesto: che ne hai fatto dei doni che avevi? Come hai trattato gli altri?

Abbiamo rimosso l’aldilà e così crediamo di poterci permettere tutto qui.

Ma il Paradiso non è per chi ha urlato più forte. Non è per i malvagi, che hanno scelto di fare del male.
E non è nemmeno per gli ignavi, per quelli che hanno guardato dall’altra parte, che non hanno mai preso posizione, che hanno lasciato che i più deboli venissero sbranati per non sporcarsi le mani.

Il Paradiso è un posto che si prepara qui.
Ogni volta che scegli di non umiliare.

Ogni volta che scegli di stimare chi è migliore di te, invece di invidiarlo.
Ogni volta che hai gratitudine per chi ti aiuta e pietà per chi è caduto.

Il rumore prima o poi finisce.

I riflettori si spengono.

Resta solo quello che hai seminato.

E con quello, dovrai presentarti lassù.

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