Articolo di Ilaria Pisciottani

Cari ragazzi io credo molto in voi, noi adulti abbiamo ceduto ma voi non cederete, a voi l’augurio di migliorare questo nostro modo.
Questo articolo è dedicato a voi, sono certa che vi aiuterà nel vostro cammino.
Ho pensato di riproporvi un racconto bellissimo che ci ha lasciato uno dei più grandi scrittori inglesi del 900.
Il poliglotta J.R.R. Tolkien scrittore e professore di lingua e letteratura inglese alla Oxford University, un amante della letteratura e del pensiero di Dante da cui apprende “lo sguardo” che si deve curare nell’approcciarsi alla letteratura, un uomo che ha esortato altri uomini a credere nella potenza dell’immaginazione per creare se stessi e di concerto il mondo.
Immaginate di camminare in una foresta buia e antica. Siete in un mondo pieno di magia, pericoli e creature fantastiche come Elfi, Nani e piccoli Hobbit. In una locanda fumosa, incontrate un uomo misterioso, seduto in un angolo. Si fa chiamare Grampasso, ha il volto segnato dal tempo e dai viaggi, e i suoi abiti sono quelli di un semplice viandante.
A prima vista, potreste non dargli molta importanza.
Eppure, quell’uomo è destinato a diventare il più grande re del suo tempo.
Quell’uomo è Aragorn, uno dei personaggi più affascinanti creati da J.R.R. Tolkien ne “Il Signore degli Anelli“.
La sua storia è un’avventura incredibile che parla di coraggio, amicizia e della difficoltà di accettare il proprio destino.
Aragorn non è un re nato su un trono. È l’ultimo discendente di una stirpe di antichi re, ma ha vissuto quasi tutta la sua vita in esilio, nascondendo la sua vera identità.
È un Ramingo del Nord, un protettore silenzioso che veglia sui popoli liberi senza chiedere nulla in cambio. Questa sua umiltà è la sua più grande forza. Non desidera il potere, ma capisce di avere un dovere. Il suo viaggio si intreccia con quello di altri personaggi indimenticabili.
C’è Frodo, il piccolo Hobbit con il compito immenso di distruggere un anello malvagio.
Aragorn diventa la sua guida e il suo protettore, mettendo da parte il proprio destino per aiutare l’amico in una missione che sembra impossibile.
C’è Gandalf, il saggio stregone che è per lui un mentore e una guida, che vede in Grampasso il re che ancora non sa di essere.
Attorno a lui si forma la Compagnia dell’Anello, un gruppo di eroi diversi per razza e carattere: l’elfo Legolas, con la sua vista acuta e il suo arco infallibile, e il nano Gimli, burbero ma dal cuore d’oro.
All’inizio, Elfi e Nani non si fidano l’uno dell’altro, ma l’esempio di Aragorn insegna loro a superare le antiche divisioni e a combattere fianco a fianco.
La loro amicizia diventa un simbolo di speranza per il mondo intero.
E poi c’è Arwen, la bellissima principessa elfica. Il loro amore è una storia leggendaria, un sentimento così forte da spingere Arwen a rinunciare alla sua immortalità per poter vivere al fianco dell’uomo che ama.
È per lei, e per il futuro del suo popolo, che Aragorn trova la forza di reclamare il trono che gli spetta.
Aragorn ci insegna che non sono i titoli o il sangue a fare un eroe, ma le scelte che compiamo.
Passa dall’essere un ramingo solitario a un leader carismatico, un guerriero valoroso e infine un re saggio e giusto, Re Elessar.
La sua storia è il racconto di come un uomo, accettando chi è veramente, possa unire un mondo diviso e guidarlo verso un’alba nuova.
È la prova che la vera nobiltà non si trova in una corona, ma nel coraggio del proprio cuore.
In fondo, le grandi storie non parlano di mondi lontani, ma di noi stessi.
Ciascuno di noi è un po’ come Aragorn: un re o una regina in esilio, in attesa di reclamare il regno del nostro vero potenziale.
E in questo cammino, quasi sempre, c’è una luce che ci guida, la nostra Arwen personale: un amore, uno scopo o un ideale così luminoso da spingerci a diventare la versione migliore di noi stessi, una stella per cui vale la pena rinunciare a ciò che è comodo e sicuro per abbracciare un destino più grande.
Ogni giorno affrontiamo il nostro viaggio, portando con noi un piccolo ma pesante Anello, una sfida, una responsabilità, un sogno.
Ma non siamo soli.
Accanto a noi cammina la nostra Compagnia di amici, e una voce saggia come quella di Gandalf ci ricorda chi siamo destinati a essere.
La storia di Aragorn, quindi, è un invito a trovare la forza di diventare i sovrani della nostra vita, a impugnare la spada delle nostre scelte per conquistare finalmente il nostro trono e regnare, non più come viandanti smarriti, ma come Re Elessar, completi e realizzati.
È dunque anche la nostra una terra di mezzo?
Assolutamente si.
Forse è proprio per questo che ci affascina così tanto.
La nostra è una Terra di Mezzo dove l’Ombra non è un Signore Oscuro con un esercito di Orchi, ma prende la forma della routine, della paura di non farcela, della solitudine, dell’essere manipolati dai corrotti e delle sfide di ogni giorno.
E la luce, la speranza, non arriva da stregoni o elfi immortali, ma si nasconde nelle piccole cose: un gesto di gentilezza, la lealtà di un amico, la forza che troviamo dentro di noi quando tutto sembra perduto, essere un portavoce della verità.
Siamo costantemente in bilico tra la comodità della nostra “Contea” personale e il richiamo all’avventura che ci spinge a superare i nostri limiti. Anche il nostro mondo è un luogo di battaglie, di alleanze inaspettate e di lunghi viaggi.
E in fondo, tutti noi speriamo di avere il coraggio di essere, a modo nostro, un eroe di questa Terra di Mezzo in cui anche alle persone cattive è data la possibilità di redimersi.
